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Educando / Visitando
Strategie per il disagio

Riprendere oggi il tema della devianza e della marginalità così – come in questo suo lavoro – per riproporre la trattazione nell’ordine del giorno della scuola di questo III Millennio appena cominciato, significa dover prendere atto di quanto non si possa andare nella direzione dell’innovazione se non si ha buona memoria dei dibattiti che hanno caratterizzato la cultura scolastica in alcune importanti stagioni della sua storia.

Ed è proprio per i caratteri di quel “vecchio” dibattito che l’autore evita di “trattenere” le questioni trattate dentro la scuola, per spostarle nel sociale. Come a dire, insomma, che la scuola non può esaurire tutte le questioni della formazione, dell’educazione e dell’istruzione – e che dunque bisogna andare a caratterizzare “pedagogicamente” tutti i campi in cui all’individuo possa tornare utile ricevere un sostegno, un orientamento. A condizione che a tali “ambiti” – abitati da uomini e donne che sanno decidere da sé le buone pratiche con cui offrire a chi ne abbia bisogno un sostegno, un orientamento – venga riconosciuta la legittimità di proporre alla riflessione teorica le proprie esperienze.

In nome – se si vuole – di una diversità culturale di cui sappiano approfittare gli individui di questa post-modernità che stiamo ancora immaginando, quando invece si tratta di viverla fino in fondo.

Stra-ordinarie follie

Il testo affronta in maniera originale le problematiche relative al mondo giovanile in età scolare viste da un educatore. Alcuni comportamenti, che apparentemente sembrano deviati, possono avere le loro cause in eventi pregressi dell’esistenza dei singoli individui. L’autore si misura, dunque, con i sintomi tipici delle analisi psico-socio-pedagogiche che declinano concetti che afferiscono ora allo specifico oggetto della psicologia, ora a quello della sociologia e poi ancora a quello della pedagogia: l’irrequietezza e l’iper-attivismo, (in)-determinati disturbi psicosomatici, ma anche indimostrabili somatizzazioni di pregresse esperienze frustranti, sono il risultato di sguardi che hanno finito col determinare una realtà, mentre sempre più si va costituendo la convinzione che le discipline cambiano pelle a mano a mano che i suoi ricercatori ne istituiscono il cambiamento assumendone i dati della realtà vissuta.

Antonio Costantini compie un percorso attraverso questo complicato mondo, anche alla luce dei diversi sistemi scolastici comunitari e, senza proporre delle soluzioni definitive, auspica la necessità di tenere presente il parere degli insegnanti ai quali spetta un delicatissimo compito. Il testo si distingue per l’originalità e la ricchezza del percorso analitico.